Nutrizione e sport: felici come una Pasqua?
Le mentalità cambiano e la percezione di fenomeni come lo sport e la nutrizione evolve nel tempo. Di conseguenza, la visione che la società ha dello sport e dello sportivo è fluida. Mentre nell’antica Grecia si attribuiva un ruolo centrale allo sport e all’alimentazione, il XX secolo e la sua massiccia urbanizzazione hanno ridotto lo spazio dello sport nella vita quotidiana. Negli ultimi anni, l’interesse per lo sport e la nutrizione sembra vivere una seconda giovinezza. Qual è oggi lo sguardo rivolto allo sportivo? Analizzeremo il pensiero greco sullo sport e sulla nutrizione prima di vedere come le nostre pratiche contemporanee vi si avvicinino. Felice come un greco: lo sportivo di oggi?
Lo sport e la nutrizione presso i Greci
Il ruolo dello sport nella società greca
L’antichità greca è spesso ricordata per i suoi vivaci dibattiti politici o per le sue tragedie. La pratica dello sport occupava un posto altrettanto importante nella vita di un greco. Il termine «Agôn» fa riferimento a una competizione, sia sportiva sia oratoria; la distinzione tra corpo e spirito non è così marcata nell’antica Grecia come ai giorni nostri: per un greco, corpo e spirito sono intimamente legati. L’educazione dei bambini, infatti, si concentrava tanto sulla pratica fisica (la ginnastica, che indica tutti gli esercizi fisici) quanto sulla formazione intellettuale, i cui pilastri erano la grammatica, la filosofia e la retorica. Per un greco, essere in buona salute significava essere in buona forma fisica, brillanti mentalmente e capaci di esprimersi con disinvoltura.
Lo sport messo in scena: lo sportivo venerato
Lo sport, in quanto manifestazione più evidente e concreta di questa buona salute, veniva messo in scena attraverso numerosi rituali. In Grecia la religione non era separata dalla vita quotidiana, ma al contrario vi era integrata: la pratica sportiva non faceva eccezione: i Giochi Olimpici avevano come obiettivo principale onorare Zeus. Le grandi competizioni sportive erano quindi accompagnate da celebrazioni religiose e rituali. Si praticava sport senza vestiti, come illustra il termine ginnastica: il prefisso «gymno» significa «nudo». Inoltre, durante le competizioni gli sportivi si ricoprivano d’olio per riscaldare i muscoli prima dello sforzo: gli dèi dello stadio greco brillano! La corsa a piedi su terreno pianeggiante era la prova regina dei giochi; lo stadion, il formato più breve, corrispondente alla lunghezza di uno stadio (circa 200 m), era il più prestigioso: il vincitore di questa prova dava il proprio nome all’Olimpiade. In questo ambiente altamente competitivo, la nutrizione divenne rapidamente uno dei pilastri della preparazione degli sportivi per i giochi.
Una mente sana in un corpo sano: la nutrizione come prima medicina
Una certa frugalità caratterizzava il regime alimentare greco, imposta dalle difficili condizioni climatiche e dagli scarsi raccolti; venne così progressivamente elevata a virtù. La ricerca gastronomica era condannata: i persiani venivano derisi per il loro gusto per il lusso e la gastronomia; alcuni autori vedevano nella loro golosità e nella loro lussuria la ragione della sconfitta contro gli eserciti greci. I Greci attribuivano grande importanza alla nutrizione e il legame tra alimentazione e salute era riconosciuto. Era quindi frequente adattare il regime alimentare di un malato per facilitarne la guarigione. Allo stesso modo, gli sportivi si interessarono molto presto alla propria alimentazione: Icco di Taranto, atleta del V secolo a.C., è considerato il primo atleta ad aver adottato un’alimentazione frugale e appositamente adattata, secondo lui, alla propria pratica sportiva. Non tutti erano d’accordo: altri atleti erano celebri per il consumo smodato di vino, pane e carne. Pitagora fu il primo a consigliare agli atleti di mangiare carne rossa. Questa raccomandazione divenne rapidamente un punto di riferimento, al punto che Galeno rimproverava ai suoi contemporanei sportivi di mangiare troppa carne: vi vedeva un pericolo per la salute a lungo termine dello sportivo. Questi dibattiti sul consumo di carne portarono alcuni Greci, tra cui gli atleti, ad adottare regimi alimentari diversi: l’orfismo e alcune correnti pitagoriche promuovevano l’alimentazione vegetariana. Tuttavia, tra gli sportivi rimaneva una pratica piuttosto marginale.
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Un ritorno al pensiero greco?
Il mito dello sportivo divino
Il pensiero greco sullo sport e sulla nutrizione è ancora molto presente. I temi che interessavano i Greci si attualizzano a tutti i livelli della pratica sportiva moderna. La visione greca è percepibile, tra l’altro, nel nostro rapporto con i campioni, nel ritorno delle attività sportive all’aperto e nel rinnovato interesse per la nutrizione sportiva. Lo sportivo moderno gode di un’aura che ricorda il riconoscimento accordato dai Greci ai loro campioni: il suo nome è conosciuto da tutti e si sviluppano mitologie personali. Quando Usain Bolt dice di essere una leggenda vivente, ha tutte le ragioni per crederlo: è questa l’immagine che la folla gli rimanda quando la guarda. Quando la sua mitologia personale si è consolidata, il campione viene percepito come onnipotente. In alcuni sport di squadra, come il calcio, il pubblico ripone in un solo giocatore una fiducia che rasenta la fede: Messi, Ronaldo... sono percepiti come giocatori capaci di cambiare da soli l’esito di una partita. Questo sguardo ammirato richiama la venerazione religiosa che i Greci riservavano ai loro atleti, alcuni dei quali erano considerati eroi o semidei. Lo sguardo della folla finisce per convincere alcuni campioni della propria divinità: se le confessioni di Lance Armstrong ci insegnano una cosa, è l’entità della pressione che grava sulle spalle di un campione. Di fronte a tante aspettative, alcuni ricorrono al doping nella speranza di raggiungere le prestazioni che ci si aspetta da loro.
Lo sport onnipresente nella nostra società
Lontano dai campioni e dalla loro imponente ed esaltante celebrità, lo sport è ormai presente ovunque nella nostra vita quotidiana. Oggetto privilegiato dei media, occupa ampiamente lo spazio televisivo, la stampa e la radio. Tra la pratica professionale, e quindi commerciale, e la pratica personale c’è un mondo. Il pubblico non si ferma allo schermo, guardare non basta più: oltre alla sua grande visibilità mediatica, lo sport viene sempre più praticato e integrato nella vita quotidiana degli amatori.
La pratica sportiva si diversifica: oltre alle palestre, sempre più persone cercano un’attività sportiva più autentica, all’aperto e senza macchinari; il trail, ad esempio, conquista sempre più appassionati.
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La nutrizione torna sotto i riflettori
Se lo sport è sotto i riflettori, la nutrizione non è da meno. Le buone pratiche sono ormai conosciute; per la maggior parte delle persone, la questione riguarda ora il passaggio dalla teoria alla pratica. Le prove di endurance, come i triathlon o le maratone, spingono gli sportivi a cercare tutti gli strumenti che possano permettere loro di massimizzare le prestazioni. Le distanze percorse e i dislivelli rappresentano uno sforzo che richiede niente meno che una versione moderna dell’eroe/sportivo greco per essere superato. La nutrizione cattura quindi rapidamente la loro attenzione: svolge un ruolo centrale nella resistenza. Buona fortuna a correre una maratona a digiuno!
Emergono diversi regimi alimentari alternativi che cercano di tornare a un’alimentazione più naturale. Le principali motivazioni dei loro sostenitori sono fisiche: vogliono essere in forma, sentirsi bene nel proprio corpo e vivere a lungo. La dieta paleo, ad esempio, propone di tornare all’alimentazione dei nostri antenati. Consiste principalmente nell’evitare zuccheri, cereali, legumi e alimenti ricchi di amido. L’uomo delle caverne avrebbe ancora molte cose da insegnarci. Allo stesso modo, la dieta di Okinawa e la dieta cretese, provenienti dalle omonime regioni e famose per la longevità dei loro abitanti, si concentrano su alimenti semplici.
È evidente la volontà di tornare a un’alimentazione più semplice, più sana e in armonia con il nostro corpo e il suo ambiente.
Sembra quindi che la nostra visione del benessere stia tornando alle sue origini greche. Essere in forma nel 2020 non significa più soltanto essere capaci di ottenere buone prestazioni fisiche. L’alimentazione svolge un ruolo fondamentale. Essere in buona salute significa nutrirsi bene, sentirsi a proprio agio con il proprio corpo, essere in buona forma fisica e mentalmente vivaci.
È ancora tempo di prendere buoni propositi per quest’anno... davvero speciale.
Strategia nutrizionale?
È quindi opportuno tenere a mente l’equilibrio del proprio piatto: concedersi il piacere di un piatto ricco di cose buone.
Fate inoltre attenzione a eventuali carenze dovute agli sforzi ripetuti e ASCOLTATE IL VOSTRO CORPO.
Vi proponiamo numerosi integratori che vi permettono di rimanere in forma e di vivere la vostra passione nel tempo... ma questa rimane una logica di integrazione... il vostro piatto quotidiano viene prima di tutto
In sintesi:
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